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The Doors

Other Voices - 1971

Psichedelia

Valutazione: 5/10

di: John Robbiani

Nel 1971 i Doors sono sotto l’influsso di una nuova e strepitosa energia.

L.A. Woman è nei negozi di dischi da meno di due mesi e finalmente la critica parla di “rinascita” dopo i mezzi passi falsi di Morrison Hotel/Hard Rock Cafè e soprattutto di The Soft Parade. I Doors hanno ancora ben impresso nella memoria lo stupore e la gioia del primo ascolto di Riders On The Storm dopo che un tecnico aveva provveduto ad aggiungerci il suono della pioggia. In molti hanno gridato al capolavoro per quella canzone e non a caso i Doors stanno già preparando un nuovo tour, e questa è la vera novità, con tanto di bassista al loro seguito. All’improvviso però arriva una telefonata: -“Jim Morrison è morto. Attacco cardiaco. Al riconoscimento della salma hanno provveduto Pamela Courson ed un medico tunisino. Il suo corpo verrà seppellito al cimitero di Père Lachaise a Parigi”-.

Robbie Krieger e John Densmore sono increduli. Non è la prima volta che la morte di Jim Morrison viene annunciata ma in questo caso la sensazione è completamente diversa. Ray Manzarek, probabilmente colui che all’interno della band gli era più vicino, arriva addirittura ad ipotizzare che si tratti di una grandissima farsa ideata dallo stesso Morrison per darsi alla macchia e sia stata attuata grazie soprattutto alla complicità di Pamela. Un concetto che Manzarek, neppure troppo velatamente, ribadirà anche negli anni ’90 nel suo “romanzo” Poet In Exile.
Con la morte (vera o presunta verrebbe da dire a questo punto…) il mito di Jim Morrison si consacra e diventa leggenda tanto che i suoi “avvistamenti” (anche recenti) sono tanti da poterci scrivere un libro. Ma cosa rimane dei Doors dopo la sua morte? Praticamente nulla; e questo lo sanno bene anche loro.
A differenza di altre formazioni con un passato simile la band è andata a stamparsi nell’immaginario collettivo come “il gruppo di Jim Morrison” e dunque, senza di lui, un futuro sembra a dir poco impossibile. Eppure Manzarek, Krieger e Densmore tornano in studio per un disco che taluni considerano un “doveroso tributo al loro leader” ed altri (molti; quasi tutti a dire la verità) lo targano come una “cinica e pietosa mossa commerciale” (pagante oltretutto visto che nell’immediato ha venduto parecchio). In realtà buona parte del merito (o della colpa; dipende dai punti di vista) è da attribuire all’Elektra. La casa discografica non si è infatti lasciata scappare l’occasione di battere il ferro sino a quando era caldo e la band non ha probabilmente avuto il coraggio o la forza di rifiutare un ingaggio che, onestamente, avrebbe fatto gola a chiunque. Sin dal titolo (OTHER VOICES) e dalla copertina (hey, sono in 3; ne manca uno!) il lavoro si rivela piuttosto brutale. Un disco (così come per il successivo) che spesso non viene neppure inserito nella discografia ufficiale e che è stato addirittura “dimenticato” nella costosissima edizione “The Complete Studio Recordings” pubblicata nel 1999.

Altre voci? Come possono esserci altre voci nella musica dei Doors? Chi può sostituire la voce di Jim Morrison? Ian Asbury?
Manzarek e Krieger ci hanno provato proponendo un disco che, se si tralasciano i preconcetti e ci si concentra esclusivamente sul suo profilo musicale, non è neppure così male come ci si potrebbe aspettare. Alcuni brani (come Down On The Farm e Variety Is The Spice Of Life) ricordano gli anni migliori anche se appaiono più come delle “auto-citazioni” che delle evoluzioni verso un nuovo sound. Un disco allegro (come allegro?!? Jim è morto da due mesi!), che potrebbe anche essere definito gradevole e su cui si sente ancora una volta l’impronta del produttore Bruce Botnick. In altri casi si sarebbe parlato di un disco mediocre per una band di secondo piano nel panorama musicale degli anni sessanta. Ed invece no! Questi sono i Doors!

La verità è che su tutto il disco, da In The Eye Of The Sun a Hang On To Your Life, si aggira inesorabilmente il fantasma di Jim Morrison. Questo disco non avrebbe mai visto la luce senza di lui e senza la sua prematura morte. Re Lucertola non c’è neppure per un minuto su questo disco eppure la sua assenza si fa presente ad ogni nota.

Un album che, proprio in questi mesi, torna di attualità visto che Manzarek e Krieger (ma non Densmore dato che ha invece sguinzagliato i suoi avvocati per impedire loro di realizzare il progetto) hanno intenzione di portare in tour una band chiamata “The Doors 21th Century”. Chissà se c'è stata una nuova superofferta dell'Elektra o è proprio diventato un vizio...

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